Lunedì 13 luglio alle 21 su facebook

 

Fabio Arossa e il Maestro di #taichi Agrippino Musso in diretta Facebook parleranno del suo nuovo libro IO SONO IL Guardiano 

Romanzo giallo, ma molto di più. AMORE ODIO MORTE E VITA . MIRACOLI MAGIA . GALLERIE SOTTERRANEE DELLA CITTA’ :

Questo luogo del cielo chiamato Torino

È un parallelo tra #taichi e la sua fluidità e la scrittura. E la risoluzione del mistero #giallo, rimanda a tutti i misteri piccoli e grandi della nostra vita. #torino #taichi #yingyang #museoegizio


Collegatevi alla pagina personale di Agrippino Musso

pre-ordina la tua copia del libro|

bookabook.it/libri/io-sono-il-giardiano/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CI SIAMO !

DAL PRIMO GIUGNO RIPRENDE LA PRATICA PER TUTTI I GRUPPI

noi Tai Chi non creiamo assembramenti e la distanza interpersonale è sempre stata di due metri

 

 

LUNEDì - collegno ore 17 - nel Parco

MARTEDì - via Mantova 19 ore 10-11,30 // ore 19,30-21 CQuartiere o Valentino

MERCOLEDì - via Mantova 19 ore 20-22

GIOVEDì - gruppo Abele ore 13-14,30 // ore 19-20,30 Valentino

VENERDì - CQuartiere o Valentino ore 10,30-12 // ore 18-19,30 gruppo Abba Parco Colletta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E' IN ATTO LA CAMPAGNA CROWFUNDING SU BOOKABOOK

del romanzo-giallo di Agrippino Musso

IO SONO IL GUARDIANO

-Cleopatra morirà stanotte.
dice Pentesilea la Maga.
-Cosa? Cleopatra? Ma che significa?
-Quello che ho detto.

bookabook.it/libri/io-sono-il-guardiano/

andate sul sito e pre-ordinate 1 o 2 copie del cartaceo e il maestro vi sarà riconoscente e vi autograferà la copia, con dedica personalizzata quando la riceverete a casa via posta!

Seguiranno feste di riconoscenza!

 

Io sono il Guardiano si svolge in questo “luogo del cielo chiamato Torino” (Dalla-Roversi 1973).
La città, per Giorgio De Chirico, più profonda, più enigmatica, più inquietante, non d’Italia ma del mondo.
E, a cominciare dal delitto che avviene nel Museo Egizio, passando dal cuore della città, via Po, e nei chilometri di gallerie che serpeggiano sotto di essa, il mistero fluisce nel cuore e nelle coscienze dei personaggi. Variegati, problematici, quasi folli, meschini, generosi, potenti, irridenti, miseri e ricchissimi, a cominciare dal protagonista fino all’ultima delle comparse.
Tutti ruotano attorno a via Po 27/c, enorme isolato con sei cortili comunicanti. Una città nella città. Tutti partecipano dello stupore e dell’angoscia per la morte della bellissima Lucy, assassinata.
Tutti fanno parte di questo canto alla vita, e all’altra sua faccia, la morte, e a tutto ciò che ci rende umani e bestiali, allo stesso tempo.
E di tutto ciò il protagonista è appunto, il Guardiano.

Perché ho scritto questo libro?

Dal ‘67 ho inventato storie per Intrepido, Lanciostory, Diabolik, Ken Parker Magazine, e poi per siti internet e altro. Quando ho cambiato vita mi sono lanciato in scritture letterarie, sempre rifiutate dagli editori. Allora sono tornato a scrivere qualcosa di accattivante per tutti. E come tutte le ispirazioni autentiche, è nato quasi da sé: Il Guardiano. Un giallo che racconta, oltre alla caccia all’assassino, vita morte drammi e miracoli di tutti i personaggi, a iniziare dal protagonista.

 
 
Agrippino Musso
Nasce in Sicilia e viene portato a 5 anni a Torino, luogo del suo bisnonno paterno. Studia Lettere e Filosofia. È il ‘68 e la rivolta chiamava da Dylan a Ginsberg. A 17 anni scrive soggetti e sceneggiature per il diffusissimo Intrepido e altri, per decenni.
Dietro un angolo di vita inaspettato, incontra Jung, il Buddhismo e il Tai Chi. Comincia a insegnarlo dopo 6 anni di pratica appassionata. Smette di scrivere per professione, ma non per piacere. Scrive un libro sul Tai Chi: ignorato.
Poi “L’Anima alla fermata del tram” con riferimento al Tao Tê Ching di Lao Tsè, molto complimentato ma rifiutato. Allora decide di tornare alle origini. E da qui nasce "Io sono il guardiano". Un romanzo giallo molto particolare: racconta Persone, Fatti, Immagini, Musiche, Colori, aspetti e brandelli della Vita che snoccioliamo nei nostri respiri d’esistenza.

 

ANTEPRIMA de IO SONO IL GUARDIANO

CAP. I

Sabato, 9 aprile 2016
Ore 14,12

Tiro su il coperchio della vaschetta. Vedo subito il danno.
-Mezz’ora e sarà tutto a posto, Elvira.
-E dire che l’idraulico parlava di due ore di lavoro e cento euro di spesa…- sospira lei.

Ha 72 anni, Elvira, e il marito 78. Una vita insieme, tirando avanti con la pensione di lui, ché lei non ha mai lavorato. Da dipendente, intendo. Una donna accanto a un uomo che ha fatto il tranviere tutta la vita, lavora e come, pur senza figli. Il fatto è che lei non riusciva a tenere un ovulo fecondato nemmeno con le tenaglie. Così, niente figli. E lei l’ha patito, e lui ancora di più. Ed è forse per questo che ora si è svanito la mente e non riconosce nemmeno lei. E così Elvira è passata da moglie a badante ventiquattro.
24 ore su 24, intendo.
-Non preoccuparti, a me bastano le tue melanzane alla parmigiana.
Che, per inciso, valgono ben più di cento euro. E già ne sento il profumo che si spande dalla cucina al bagno e fuori dalla finestra invadendo il cortile. Mescolandosi con le note che arrivano dalla casa di Marius. In genere comincia al mattino con la sua play-list anni ’60-’70.

arrivano nel ghetto ammuffito spaccato
con terra e sassi dentro al filo spinato

ed entrano chitarra e piano con uno struggimento che mi fa tremare la mano, mentre smonto il galleggiante

questo luogo del cielo è chiamato Torino
lunghi e grandi viali – splendidi monti di neve
sul cristallo verde del Valentino – illuminate tutte le sponde del Po

e sale il canto dell’organo a sostenere la voce

mattoni su mattoni sono condannati i terroni
a costruire per gli altri appartamenti da cinquanta milioni

Sì, è Lucio Dalla, con le sante parole di Roberto Roversi. 1973 “Il giorno aveva cinque teste”. Il pezzo è “un’auto targata Torino”. La voce di Lucio scivola in cortile, sfiora l’acciottolato, batte le ali, sale sopra questo luogo del cielo, e sfuma nel sottile, e denso, dolore.
A quel tempo, penso, 50 milioni di lire erano una cifra enorme. E i terroni erano i marocchini e i romeni di oggi. Io non ero ancora nato, ma Marius era già grande. E da lui ho imparato un sacco di musica che ora mi appartiene. Come a lui.
Smuovo la leva e lo sciacquone si scarica come una cascata di montagna. Sfumando il suono. Insieme all’auto targata Torino. Nel cielo.
-Ecco fatto, Elvira.
-Grazie! Grazie Ikkyo! Grazie.

Già, mi chiamo Ikkyo. Ikkyo Capolicchio. E sì, mio padre era spiritoso. Ed era anche un fanatico di Aikido. Ikkyo è appunto una leva dell’Aikido. Se andate su youtube potete vederla. Cercate “aikido ikkyo”. Ma io non amo l’Aikido. Mio padre mi portò sul tatami a sei anni e voleva che diventassi un maestro. Io invece pratico Tai Chi Chuan. O Taiji Quan come si scrive adesso (ma detesto la nuova traslitterazione, la pronuncia è uguale però, qualcosa tipo: tai ci ciuàn). E niente tatami.
Molti, qui, in via Po 27/c, pensano che io sia il custode perché faccio lavoretti negli appartamenti a prezzi modici o per una parmigiana. Cioè, si fa come si può. Fluisco con la Via. Questo è linguaggio da Tai Chi, ma cosa significa, ve lo spiego un’altra volta.

Però tengo a precisare che non sono un custode. Io sono il Guardiano, qui, delle case di questo luogo del cielo, chiamato Torino. E anche questo, che cosa significa, ve lo spiegherò un’altra volta. Forse.

Ora vado a fare la spesa.

 

CAP. II

Sabato ore 17,11

Sono le 5 passate quando supero il portone con i sacchetti appesi alle dita. E lo vedo. Si chiama Giuseppe Rizzi e sta sulle palle a tutti. Compreso me. Mi viene incontro. Due linee verticali strette tra le sopracciglia. È imbarazzato e preoccupato.
-Senta, Ikkyo, avrei da chiederle un favore, ma sono anche pronto a pagare…
La ragione per cui Rizzi sta antipatico a tutti è che ha fama di strozzino. Possiede sette alloggi su dieci, nella scala C, in uno ci abita col figlio e gli altri se li è comprati per un tozzo di pane. Ha sbattuto fuori gli inquilini e ci ha messo gente che paga salato.
Qui siamo nel cuore di Torino. A due passi da piazza Castello, Palazzo Madama e Palazzo Reale. Tutto il barocco possibile. Tutto 1.600 e dintorni.
È basso e tarchiato. Un lupo. Con gli occhi a spillo, feroci. Ma adesso ce li ha tondi, aperti. Sembra spaventato. E allora mi ricordo che ha avuto un infarto, così gli hanno messo un pace-maker. Deve stare attento con le sue emozioni.
-Devo andare a posare la spesa.
-Senta, so che lei ha lavorato col commissario Andretti. Ha risolto perfino casi di omicidio… mi ricordo di un assessore che…
-Ha ammazzato qualcuno?
Stira le labbra sottili, un taglio orizzontale sotto il naso, per farmi credere che ha apprezzato la battuta.
-No, temo un ricatto. Anche se forse è solo uno scherzo ma…
-Allora mi lasci portare la spesa ai miei amici. Ci vediamo fra mezz’ora.

Giusto per precisare, il mio amico Andretti è Vice Questore Aggiunto della Squadra Mobile Sezione Omicidi, ben di più che un commissario, ma alcuni continuano a chiamarlo così. Io lo chiamo Viqua. Non suona bene, ma si fa prima.

Annuisco e vado verso la casa del mio amico Marius.
Ora avrete intuito cosa intendevo dicendo che non sono un custode.

Casa di Marius [si chiama Mario, ma è Marius, quasi latino, per gli amici fraterni, cioè io] è sempre in penombra, che sia inverno o peggio in estate. Con l’aria condizionata tipo polo sud che è più freddo del nord. Se c’è qualcosa che patisce è il caldo. Come me. Caldo per lui significa che ci sono più di 15 gradi. Come per me. Questa forse è l’unica cosa in cui siamo identici.
-Si fa una scelta a un certo punto, mio caro. O ti iperspecializzi e sai tutto sulla flora del Borneo del sud, o ti apri a una conoscenza più ampia e variegata. Necessariamente hai lacune. Non saprai mai che la Nepenthes villosa è una specie di pianta carnivora endemica del Borneo, ma saprai quando è vissuto Mozart e cosa ha fatto per il mondo. O Georgy Ligeti, per dire. Non voglio essere specialista di niente. E aspiro infantilmente a sapere tutto.

Il suo appartamento è un caos. A volte anche due.
Ci sono un sacco di oggetti e tappeti buttati in giro. Torri di babele di libri. Scaffali e librerie. Tutto sommerso da carte. Riviste. CD. Dvd. Vi chiedereste come fa a orientarsi in quel bailamme. Lui lo fa. Gli chiedi qualcosa, lui allunga un braccio e la mano conseguente. E te lo trova.

Poso un sacco della spesa su una sedia. E comincio a svuotarlo.
-Sei partito con Dalla oggi…
-Con Roversi, vorrai dire. Lui era un poeta, vero. Non Lucio. Che era solo un buon musicante.
-Eppure ha avuto un successo straordinario.
-Perché la gente sono capre. I primi LP li ho in vinile, e non c’è niente di meglio che “Anidride Solforosa”, “Automobili” e “Il mattino aveva cinque teste”. Il resto è immondizia.
Il mio amico Marius è un rasoio. Soprattutto con la musica italiana.
-De Andrè primo, poi Guccini e qualcosa dei Nomadi. E, ma sì, qualche nota di De Gregori. E pure Battiato, va.

Per il resto lui è cresciuto musicalmente dal ‘66, tre anni prima di Woodstock in poi. E in effetti la prima volta che mi ha fatto vedere Joe Cocker a Woodstock, in “with a little help from my friends”, che cantata dai Beatles è una pisciatina, e Joe l’ha trasformata in un blues sconfinato, con l’anima nelle mani e in gola, io sono rimasto estasiato. E da allora sono d’accordo con lui, magari non proprio sempre. Ma spesso lo assecondo.
C’è una ragione. È malato. Molto. Non si sa per quanto ne abbia ancora. La fiamma della sua candela ogni tanto vibra, trema, quasi si spegne. Sta seduto su una sedia a rotelle ché se sta troppo in piedi lo attanagliano mal di testa feroci. Ma ci marcia anche, uno così fa un certo effetto. Un po’ da vittima. Già.
I medici non ci capiscono niente. Dovrebbe essere morto da un bel po’, invece è sempre qui. Per mia fortuna.

-Lo so cosa stai pensando. Piant’la lì!
E dire che lui non è piemontese, è un immigrato come me, in anni diversi, lui dalla Puglia io dalla Sicilia, anche se eravamo appena infanti: sei anni lui, cinque io… ma ogni tanto spara qualche espressione piemontese. Credo che “piant’la lì” si capisca. Comunque vuol dire “smettila”.
Sussulto sorpreso. Non mi ero reso conto di mostrargli i miei pensieri. Ma lui ha occhi d’aquila. È il mio amico Marius.
-Mi hai preso le alette di pollo piccanti?
-Sì, quelle surgelate.
-Bene. Quando arriverà il caldo le tiro fuori dal congelatore ed è come mangiare gelato al pollo piccante… una goduria.
-Sì, ma qui dice dopo accurata e completa cottura, Marius…
-Si perde troppo tempo… le mangio al volo e via…
-Ma se stai giorno e notte sul web a scaricare musiche e chattare… proprio tu che sei contro il consumismo e il narcisismo di questa cultura che avvelena tutti… come fai a restare vivo e vegeto?
-Quel che mi importa è “vivo”- sogghigna.
Annuisco e taccio. O anche l’inverso.
Comunque questo è il mio amico Marius. Sarcastico. A volte cinico. Con un grande cuore, però. E una grande cultura. E un tumore nel cervello. Inoperabile.

Sono fuori. Il cortile è grande e immette in altri cortili, è un vero e proprio quartiere. Se andate su google maps potete vederli. Uno che dà su via Verdi è dell’università. Ed è a sé stante. Gli altri formano un labirinto. Come visceri. Si passa dall’uno all’altro.
Sono antiche case nobili. Vari portoni si affacciano nel cortile chiusi o come bocche spalancate. Ci sono diversi magazzini. Uno è di un fioraio e quando carica il furgone sembra un’esplosione di primavera.
Una delle porte metalliche chiuse è di uno spazio che uso. Anche se è piccolo per la pratica di Tai Chi in gruppo, mi serve se diluvia o nevica. Anche se a Torino è un bel po’ che non si vede una nevicata come si deve.
E c’è un passaggio con volta a botte. Una galleria. E ce ne sono altri di passaggi. Quando arriva un nuovo abitante per i primi tempi lo si vede vagare quasi in panico. Ci vuole un po’ per orientarsi.
E si potrebbe immaginare che tutti questi cortili che si intersecano, potesse essere anche un modo per difendere il luogo. Come una città medioevale. Ma è solo una mia idea. Sicuramente però, è un grande quartiere. Avvoltolato in sé stesso. A volte chiuso come una fortezza, a volte aperto come una pancia ansiosa. E comunque attraversando i cortili, nella direzione giusta, si sbuca in via Verdi, e anch’essa va verso il Po. A volte, di notte, sembra che le ombre ti avvolgano e si protendano. Come in un film noir. Non per niente diversi registi hanno girato qui film thriller e horror. A Torino, intendo. Si dice che questa città sia il vertice di magia bianca e nera. Una volta o l’altra vi spiegherò che cosa vuol dire. Ci sono due ombre che compaiono ogni tanto, in un angolo più oscuro del cortile. E vengono per me.
Aleggiano come tutte le ombre delle case. E in certe notti di luna piena. O se piove. Si sente il respiro della Storia. Sono state usate perfino pietre prese dal Po, per costruire questi palazzi.

Ed ecco la casa della Maga. Al terzo piano. Scala A. Un grande balcone sul cortile. E finestre con piante e fiori. Marius mette un pezzo che forse conoscete.

She got every things she needs
She’s an artist She don’t look back

Vi dirò solo che è Bob Dylan. Di un po’ di tempo fa. “She belongs to me”. Su you-tube lo trovate.

She wears an Egyptian red ring
That sparkles before she speaks
“Lei porta un anello rosso egiziano
Che brilla prima che parli…”

Nessun caos. Anzi. Un buon ordine. Libri piante. E una gatto egizio, la dea Bat, autentico. Comprato a un’asta di Sotheby’s. Di bronzo, naturalmente. Aristocratico e regale. Come tutti i gatti, anche non di bronzo. Tutti la chiamano la Maga. Anche io. A volte non le dareste più di vent’anni. E spesso la gente la guarda incredula. E a volte invece, ha l’età del mondo. Ma quanti anni ha davvero, non ve lo dico. Non si dice l’età di una signora. No?
Ha molti clienti, e anche danarosi. Legge i Tarocchi e cura con rimedi erboristici e “terapia vibrazionale” del Maestro Baba Bedi indiano. Che ha insegnato a Torino per decenni. E poi si è dissolto anche lui, anni fa, come tutti gli esseri viventi. Maestri o no.

[maestro e Baba, è una ripetizione, perché Baba è un titolo onorifico, e significa maestro. E non si possono usare termini come “cura” e “terapia” che sono esclusivo ambito della casta medicale. Ma quel che fa lei, comunque, è curare e “servire” le anime (terapia significa anche servire)]
Queste note in corsivo sono scritte da Marius, che ogni tanto si infila tra le mie cose. Lui insegnava lettere e filosofia. Un tempo.

La Maga l’ho conosciuta anni fa. La stilettata nel cuore mi fa rabbrividire. Respiro profondo. Nella Forma Tai Chi c’è una serie di movimenti: “respingere la scimmia” e significa respingere l’agitazione mentale, lasciar scivolare via i pensieri. Comunque fu 13 anni fa che ci incontrammo. Se siete superstiziosi avrete notato il tredici. Ma in realtà non è necessariamente di cattivo auspicio. La Torre, che nei tarocchi è il tredicesimo arcano maggiore, indica un rivolgimento che è un cambiamento di vita radicale, anche una morte, sì. Me lo ha detto lei. Ma è la morte della Fenice che risorge dalle ceneri. Se siete una Fenice. E se avete un buon karma.
Il fatto è che tutto dipende da come viviamo le cose che ci accadono, qual è la nostra risposta alle sollecitazioni della vita. E allora una morte può essere un cambiamento creativo, oppure un buco nero.
E so di cosa parlo.
Comunque, io non sono superstizioso, perché porta male. ☺
Qualche volta la chiamo strega, ma solo per irritarla. Il nome che usa per professione è Pentesilea, che era una condottiera di Amazzoni.
Ma il suo vero nome è conosciuto da pochi. Quello segreto, magico.

Questo luogo del cielo è una città squadrata e liquida insieme. Schizofrenica. Yin e Yang che si avviluppano. E non sempre in equilibrio armonico.

La Maga, svuota il sacchetto della spesa. Sospira.
-Sta per succedere qualcosa. Di grave. Molto grave. Una morte, Ikkyo. L’ho sentita. Sta arrivando.
-Ma dove, qui?
-Per qualcuno che vive qui o è comunque legato a questo luogo.
-E non sai chi?
-Eh, che vuoi, la foto, l’ora, il posto?
-Magari! Tu puoi…
-Smettila. Quando mi guardi come se fossi la Madonna Nera di Oropa ti morderei…
Sogghigno. -Ma tu a volte lo sei, a volte…
-Ti ho detto di smetterla. Avverrà una brutta morte, stanotte. Sento dolore, per molti, anche per te. Sarà una grande ferita. E anche per me.
-Ma proprio non riesci a vedere…
-A volte le cose ti si presentano in una visione chiara e netta. A volte è solo un battito d’ali. Gelido. E non si può che aspettare che accada.
Poi si blocca. Ha un fremito.
-Cleopatra morirà stanotte.
La guardo interdetto.
-Cosa? Cleopatra? Ma che significa?
-Quello che ho detto.
Mi volta le spalle e riprende a mettere il cibo in frigo.
-Ho una cliente fra pochi minuti. Vattene.

Come dal mio amico Marius, accetto da lei praticamente tutto. Perché, lei, mi ha salvato la vita. Letteralmente. E anche l’anima. Che poi sono la stessa cosa. Tredici anni fa. Perciò le voglio bene. E non solo per riconoscenza. È un filo che ci lega in modo misterioso e all’inizio lo confusi con l’amore. Ma era altro. Lo capii molto tempo dopo.
E comunque di questo non ho voglia di parlare.

Se vi siete incuriositi. Spiacente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CHE TUTTO SIA FLUIDO 

BUON 2020 e BUONA VIA 

 

 

 

 

SABATO 12 OCTOBER '19 EXIBITION AT PARCO DELLA PELLERINA

 

 

 

 

 

LING TAI CHI E VITA QUOTIDIANA

 

SITO IN RE-STYLING

TUTTI I CORSI RIPRENDONO DA LUNEDI' 16 SETTEMBRE '19

 

ling tai chi and daily life - ling tai chi e vita quotidiana video

 (33 minuti - ci vuole pazienza e passione - come per la pratica ! ) 

 

 

FESTIVAL DELL'ORIENTE 2015 video

(15 min)

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LING TAI CHI e VITA QUOTIDIANA  video

(short version - 7 min)

 

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